La Fitoterapia nell'alimentazione e cura del cane
Le erbe medicinali sono state utilizzate da tempo immemorabile dall’uomo e dagli animali per le loro proprietà benefiche. Il loro impiego, nei Paesi occidentali, ha registrato un progressivo declino a partire dall’inizio del secolo scorso. La scoperta di nuovi farmaci, “in primis” gli antibiotici ed i sulfamidici, nonchè la progressiva urbanizzazione della popolazione, con conseguente perdita delle conoscenze tradizionali, ha accelerato tale processo.
Negli ultimi decenni si è registrata una inversione di tendenza, con un numero crescente di persone che si rivolgono alla cosiddetta medicina tradizionale, coinvolgendo anche i propri animali.
La ricerca scientifica ed il settore medico veterinario dovranno sempre più confrontarsi con questo fenomeno e ricercare ambiti di applicazione professionale seri, che consentano di superare l’empirismo che ha talora caratterizzato questo settore.
La letteratura relativa all’uomo ed agli animali da laboratorio è ricchissima di dati su molte delle erbe medicinali più utilizzate, mentre è relativamente parca di riscontri sugli animali da affezione.
Tra le piante officinali più note troviamo il Ginkgo Biloba, le Echinacee, il Ginseng, la Boswellia, la Garcinia e la Bardana.
Quale utilizzo per le piante officinali?
Le prospettive di impiego negli animali da affezione delle erbe medicinali sono buone ed esistono già numerose prove scientifiche della loro efficacia. Va notato però che le conoscenze disponibili riguardano una cerchia ristretta di piante officinali e, nell’ambito di esse, alcune indicazioni di impiego. Negli animali sani vengono impiegate quelle che hanno un effetto nutraceutico; negli ammalati si utilizzano piante e dosaggi ad azione specifica sul tipo di patologia presente.
Un primo importante passo è rappresentato dalla dimostrazione del loro assorbimento a seguito della somministrazione per via orale e, se veicolate attraverso gli alimenti, la persistenza dei principi attivi a seguito dei trattamenti ai quali essi vengono sottoposti. In seguito, ovviamente, la dimostrazione della loro efficacia.
Tra i numerosi vantaggi ad esse attribuiti spiccano:
- le scarse controindicazioni,
- la bassa tossicità,
- l’assenza di induzione di fenomeni di resistenza batterica,
- la possibilità di conoscere la concentrazione in alcuni loro principi attivi e quindi di poterli dosare adeguatamente.
Tra gli svantaggi un gusto ed un odore poco graditi ai carnivori ed una efficacia spesso inferiore a quella dei farmaci moderni.
In base alle attuali conoscenze si può quindi ipotizzare l’impiego di alcune di esse come nutraceutici e di altre come curativi o adiuvanti la cura di alcune malattie, ma è prevedibile un futuro ampliamento della gamma dei loro impieghi.


